vedi flickr (www.flickr.com): Antonio Palermi La valle di Selvaromana è uno dei pochissimi luoghi dove si può parlare di wilderness appenninica. Un ambiente selvaggio, sentieri spesso fatiscenti e distanze notevoli fanno di quest'angolo di Majella un luogo inospitale quanto affascinante. Escursione difficile: per la lunghezza, per alcuni passaggi, per l'isolamento e per la mancanza a tratti di un vero sentiero. Riservata quindi ad escursionisti ben allenati e preparati. L'itinerario si svolge per gran parte sul fondo del vallone, alla base della parete nord della Cima delle Murelle, un versante frastagliato e roccioso, un dedalo di canyon e valloni dove solo i camosci scorrazzano liberamente. Un luogo di grandi valanghe che d'inverno, e ancora di più a primavera, riempiono i canali creando nevai che fino a pochissimi anni fa erano perenni (nevaio del Cavone).

L'escursione inizia da Pennapiedimonte un piccolo paese situato proprio all'imbocco della valle dell'Avella (o Avello). Da qui una strada taglia tutto lo scosceso versante sud della valle fino alla località Linaro. Questo tratto di percorso è molto frequentato sia da escursionisti che da cicloescursionisti, la pista si presta a gite in bici e a passeggiate senza problemi (eccetto il caldo). Quasi al termine della strada (che conduce alla Madonna delle sorgenti) inizia il sentiero che sale alle Gobbe di Selvaromana e a Scrimacavallo (sentiero n. 4 o G2). Da questo sentiero (segnato molto bene) parte la diramazione che entra nella valle di Selvaromana (sentiero 4A), una valle che rimane quasi sempre invisibile dal basso. Il sentiero nella prima parte è ben visibile e in lieve discesa si porta sul fondo della valle con un passaggio attrezzato con corde poichè molto scivoloso. Tutta la valle è "solcata" da un vecchio acquedotto (in paese dicono che risale al 1928) un'impresa titanica per quei tempi. Il sentiero (o quello che rimane) passa pochissimo sul fondo del vallone, in genere si snoda sui versanti a mezza costa (sia a destra che a sinistra) anche perchè le valanghe riempiono di alberi e tronchi l'alveo del torrente ed è dificilissimo camminarci dentro. Poco dopo l'ingresso nella valle di Salvaromana, a sinistra, si snoda la valle dell'Inferno (sotto la Montagna d'Ugni), una forra ancora più incassata e rocciosa. Questa valle è riservata agli amanti del torrentismo, non è particolarmente difficile ma lunga ed impegnativa. Dopo questo tratto si passa sotto il versante nord della Cima delle Murelle, una parete tra le più alte dell'Appennino e scalata la prima volta nel 1985 dall'alpinista Giampiero di Federico. Una parete difficile e selvaggia affrontata solo da pochissime cordate, dalla salita di Di Federico sono passati 30 anni prima che altri alpinisti aprissero un'altra via sulla parete, nel 2006 infatti la cordata composta da Iurisci, Luciani, Carafa ha aperto "Oltre il sogno" un itinerario di 600 m. Altra affluenza di arrampicatori vedono invece le pareti di fondovalle, qui le assolate falesie vicino al paese sono state attrezzate in modo sportivo e richiamano un discreto numero di "climber" Ulteriori informazioni qui.
Nel tratto centrale della valle occorre avere molto intuito per trovare i resti del sentiero che percorreva la forra. A tratti è quasi completamente ricoperto dalla vegetazione e di difficile individuazione. La salita termina ad un casotto dell'acquedotto a poco meno di 1700 m di quota. Da qui si traversa su prati costellati da pini mughi fino a riprendere il sentiero di salita. I pini mughi in questa zona la fanno da padrone, tutto il versante sotto la cresta di Scrimacavallo fino alla Valle delle Tre Grotte e oltre è ricoperto da questa conifera, vera dannazione per gli escursionisti. I sentieri poco frequentati piano piano vengono invasi da questa pianta che rende il cammino molto disagevole se non impossibile. Sicuramente la zona era molto meno boscosa di oggi in tempi remoti, briganti e pastori qui hanno lasciato molte testimonianze ancora oggi visibili ,anche se non sempre facili da trovare. Le numerose grotte visibili alla base delle pareti erano abitate da pastori per diversi mesi l'anno, qui è stata praticata per secoli la monticazione, una "transumanza" verticale, dal paese alla montagna, si iniziava a salire a maggio e si rientrava quando il clima iniziava ad essere troppo freddo. Alcune grotte sono state frequentate fino agli anni '90.
Questa escursione merita sicuramente un voto molto alto anche se necessita di molta esperienza e di notevoli capacità. Giunti alla piazzetta del paese un piccolissimo bar fornito di birra ripaga di tutta la fatica (forse).

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Accesso

Si sale verso la parte alta del paese di Pennapiedimonte e si parcheggia sulla piazzetta sotto la caratteristica "Penna" di roccia. Qui iniziano i vari sentieri che si addentrano nella valle, in loco ci sono fontana e capannine informative.

Salita

Dalla piazzetta del paese (Balzolo, 735 m circa #) si segue la strada chiusa da una sbarra #. Dopo una breve galleria si entra nella valle e sempre per strada #, con alcuni saliscendi #, si supera una fontana #, alcuni tunnel # ed infine si giunge ad un'area attrezzata per pic-nic # con fontanile # nei pressi (località Linaro, 870 m circa). Si continua ancora sulla strada, si superano due stretti tornanti quindi si lascia questa pista # (che continua verso Madonna delle Sorgenti) e si prende un sentiero che scende nel torrente verso sinistra (ometto e paletto indicatore #, 940 m circa, 1.15 ore, 6 Km).
Il sentiero attraversa il fosso e si dirige netto verso sinistra. Rientrati nel bosco la traccia si fa netta e si sale più decisi (segni bianco-rossi, sentiero G2). A quota 1050 m circa, si lascia il sentiero principale e si segue la traccia che in piano va verso sinistra (sentiero 4A, vecchi segni di vernice #). La mulattiera aggira la cresta, supera una grotta con stazzo # e inzia poi a scendere lentamente nella valle boscosa # #. A tratti piccole radure aprono la visuale sulla valle offrendo squarci di panorama molto suggestivi. Poco prima di raggiungere il fondo del vallone si incontrano le tubature del vecchio acquedotto che salgono parallele al pendio, qui molto ripido. Una corda # agevola il passaggio di questo tratto altrimenti pericoloso per il terreno molto scivoloso. Raggiunto il fondo (1010 m circa, 2.00 ore) si prosegue sul letto del torrente o nelle immediate vicinanze e dopo una stretta gola con i cordoli in cemento dell'acquedotto # si raggiunge una seconda strettoia #. Poco prima di entrare nella gola si sale un ripido pendio sulla destra fino ad una selletta da dove si continua a traversare (qualche passagio delicato #) in leggera discesa (qualche ometto) fino a riportarsi sul letto del torrente oltre la confluenza della valle dell'Inferno con la valle di Selvaromana #. Un breve tratto sul fondo del torrente quindi occorre cercare una traccia che sale verso sinistra. Se non la si trovasse quando il torrente fa una curva verso destra salire sul pendio d'erba a sinistra. Dopo circa 50 metri (ometto) traversare nel fitto ed intricato bosco fino ad arrivare, tra alti faggi, ad una fontanella (1240 m circa, 3.30 ore # #). La traccia si fa un poco (ma poco) più visibile quindi dopo aver superato un casotto dell'acquedotto ci si riporta sul lato destro della valle #. Sempre tra alte pareti rocciose si supera l'imbocco del canale che va verso la base della parete nord della cima delle Murelle quindi una grotta sulla destra #. Ancora un tratto nella stretta gola quindi le pareti si allargano, si lascia il torrente sulla destra e si risale un largo pendio erboso sulla sinistra. Per un netto sentiero con ampie svolte si sale adesso decisi costeggiando alte pareti sulla sinistra #. Quando la traccia entra nel bosco si può optare per seguirla entrando nella boscaglia (un po' intricato) oppure continuare a salire sul pendio erboso fino quasi alla fine dove un sentiero, verso destra, inizia traversare in leggera discesa # riprendendo il fondo del torrente # #. Manca poco al termine del vallone, un ripido ghiaione (tubo dell'acquedotto visibile #) e si raggiunge un casotto dell'acquedotto dove termina la salita (1690 m circa, 5.00 ore #).

Discesa

Dal casotto si traversa verso destra per un sentiero # che, più o meno, si mantiene sempre alla stessa quota #. Su prati ripidi, superando brevi macchie di pino mugo, si traversa lungamente sotto le Gobbe di Selvaromana con una bellissima veduta del versante sud della Cima delle Murelle prima e della valle dell'Inferno poi #. Questo tratto di sentiero è spettacolare, con affacci a picco sulle gole sottostanti. Raggiunto il bosco il sentiero diventa netto ed in breve si raggiunge il bivio con il sentiero principale (il G2 che avevamo lasciato all'andata, 1530 m circa, 6.15 ore). Da qui non ci sono più problemi, la mulattiera, sempre larga e comoda, scende decisa il versante con numerosi tornanti. A quota 1050 circa si raggiunge il bivio dove eravamo passati all'andata e si ripercorre il percorso fatto in salita, strada finale compresa (che adesso sembra molto più lunga) fino al paese (8.30 ore).


tracciato escursione nella valle di selvaromana da pennapiedimonte

Dati tecnici

  • Difficoltà: EE
  • Dislivello complessivo: 1350 m circa
  • Orario complessivo: 9:00/11:00 ore
  • Sviluppo complessivo: 27 Km circa
  • Segnaletica: sentiero n. 4 dal paese #, sentiero G2 # dal bivio sulla strada con bandierine bianco-rosso #. Sentiero 4A nella valle di Selvaromana, rari segni di vernice, bandierine giallo-rosso oppure sengni arancione #. Nessuna indicazione dalla fine della valle fino a quando non si riprende il sentiero G2 in discesa.
Bibliografia
  • Majella - le più belle escursioni - Società Editrice Ricerche
Cartografia
  • Atlante 1:25000 - Società Editrice Ricerche
  • Carta 1:25.000 - CAI Chieti
  • Carta 1.25000 - Ed. Il Lupo

Immagini

Escursionismo Majella - Valle di Selvaromana
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Foto tratte da logo flickr Flickr (Antonio Palermi)