vedi flickr (www.flickr.com): Antonio Palermi La caratteristica principale dei Monti della Laga è l'acqua. A differenza degli altri gruppi montuosi dell'Appennino Centrale formati essenzialmente da rocce calcare, qui è l'arenaria a fare da padrona; una roccia impermeabile che costringe l'acqua a scorrere in superficie e quindi, nella sua corsa verso valle, formare innumerevoli cascatelle, a volte piccole a volte interessanti come quella della Morricana.
Tanta acqua ha sicuramente contribuito anche alla ricchezza dei boschi che qui spesso coprono intere valli. La cascata della Morricana è situata nel cuore del Bosco Martese, il bosco più esteso del gruppo.
Questa escursione, come potete immaginare, è una immersione nel bosco tra torrenti e cascate di ogni genere. Si tratta di un itinerario facile, adatto a tutti, recentemente segnalato e su sentiero sempre netto e agevole.

E' possibile iniziare l'escursione da due punti: da Ceppo seguendo la strada pianeggiante che si inoltra nel bosco per circa 6 Km oppure dalla fine di questa strada (12 km in meno di percorso A/R).
Siccome il tratto stradale è abbastanza monotono, anche se interessante dal punto di vista botanico, è preferibile arrivare in auto alla fine della strada; questo però è sottoposto ad un balzello dalla locale Comunanza Agraria che si è inventata un permesso di transito riservato ai cercatori di funghi. Un pasticcio all'italiana che coinvolge l'Amministrazione Comunale, la Forestale e la locale Comunanza Agraria di Rocca Santa Maria. Il risultato è che la Forestale multa chi si trova senza permesso (8 euro) e non si capisce il motivo di tale multa. Se la strada è privata la Forestale non potrebbe fare multe, se è pubblica non si capisce come sia possibile riservare l'accesso ai soli cercatori di funghi. Ci riserviamo di indagare meglio e capire bene il meccanismo legale di questo "inciampo".
Per tornare all'escursione noi consigliamo di proseguire dopo la cascata e arrivare agli stazzi della Morricana (casale dei pastori) proprio sopra il limite del bosco. Il luogo è molto panoramico e ricco d'acqua, da qui inoltre è possibile fare diversi "anelli" e tornare a Ceppo seguendo altri sentieri.

Il bosco Martese

Alcuni ipotizziano che l'origine del nome Martese derivi dal dio Marte, il Dio della guerra, nelle vicinanze esiste anche il toponimo Ara Martese; altri (Niccola Palma) ipotizzano l'esistenza di una via consolare romana (via Metella) che univa il Tirreno all'Adriatico scostandosi dalla Salaria in questo tratto di appennino. Questa strada attraversava il bosco Martese per scendere poi verso le Gole del Salinello e terminare sulla costa adriatica. Certa invece è l'importanza di questi posti per la ricchezza di legname, boschi a perdita d'occhio.
Sul finire del XIX secolo il teramano Giacinto Pannella, celebre naturalista la descriveva con queste parole: "A perdita d'occhio alberi per una superficie di trenta chilometri quadrati senza alcun sentiero".

Solo nel novecento però l'industria boschiva si è specializzata nel trasporto del legname inventando un metodo davvero ingegnoso, "la menata". Si costruiva una piccola diga sul torrente e poi la si rompeva, l'acqua defluiva lungo la valle trasportando il legname fino alle porte della città di Ascoli Piceno. Oggi si fa fatica anche ad immaginare un simile procedimento perchè di acqua nell'alveo del fiume ne è rimasta veramente poca, la maggior parte viene captata dall'ENEL tramite innumerevoli "chiuse" e dirottata nel lago di Campotosto, il lago artificiale più grande d'Italia.
Difficile immaginare questo luogo anche dal punto di vista forestale, la presenza dell'abete bianco, oggi rimasto confinato in ristrettissimi nuclei composti da pochi esemplari, doveva essere molto maggiore e coprire una bella fetta di territorio. Questa pianta, indicata come "relitto dell'epoca glaciale", proprio in quella epoca si abbassò di latitudine giungendo fino qui. Ha resistito parecchio, anche alle mutate condizioni metereologiche ma nulla ha potuto contro l'ascia. Il suo legno era più ricercato di quello di faggio e quindi è stato il primo ad essere tagliato. Purtroppo (per l'abete) il faggio è più "prepotente" e tende ad invadere il territorio. Oggi rarissimi esemplari secolari svettano maestosi sopra i faggi.

Il faggio in compenso è una delle piante predilette dai "porcini" che qui trovano un habitat perfetto. I funghi e i "fungaioli" oggi sono presenze costanti, nel caso di una "nascita" di Boletus si può assistere ad una processione di auto che nella notte sfilano in fila indiana lungo tutte le strade del gruppo. La raccolta è stata regolamentata ma il numero degli appassionati che ogni anno si riversa su queste valli è in continuo aumento.
Proprio per questo che le comunanze agrarie si sono inventate il permesso di transito riservato ai cercatori di funghi. Per molti locali, la vendita dei funghi ha rappresentato, e a volte ancora oggi rappresenta, un significativo sostegno economico.

L'ultimo fatto significativo che si è svolto tra questi boschi risale agli anni della guerra. Numerosi partigiani si erano rifugiati in questo territorio protetti dalla oggettiva difficoltà di accesso. Si unirono anche militari sbandati di tutte le armi italiane, militari iugoslavi, inglesi, canadesi, neo zelandesi ed australiani, fuggiti da campi di concentramento.
Il 25 settembre del 1943 una colonna tedesca partì da Teramo per cercare di "stanarli" ma, giunta nei pressi di Ceppo, fu attaccata dai partigiani. La battaglia fu cruenta con il numero maggiore delle perdite da parte tedesca. Questi successivamente tornarono in forze ma le formazioni partigiane avevano già abbandonato il luogo. Numerose persone furono però rastrellate nei paesi limitrofi e "giustiziate" immediatamente.

Le cascate di ghiaccio

Agli inizi degli anni '80 prende piede (in Appennino) una nuova attività alpinistica, la salita dei salti ghiacciati. Muniti di piccozze e ramponi gli alpinisti iniziano a "setacciare" tutti i fossi della Laga alla ricerca dei salti più belli da salire. La valle della Morricana è una miniera per questo tipo di attività, un unico neo, l'avvicinamento. Partire da Ceppo con oltre un metro di neve per raggiungere i fossi più impervi non è cosa semplice e spesso occorrono più giorni e bivacchi. Così nella seconda metà di quegli anni vengono saliti tutti i salti principali della valle, tra cui quello principale è indubbiamente quello più ambito.

Accesso

Da Cepppo seguire la strada che si inoltra nel bosco verso monte proprio di fronte all'Albergo Julia. In breve si raggiunge uno slargo con sbarra. Potete iniziare l'escursione qui oppure con l'apposito permesso proseguire sulla strada fino a dove termina (tratto finale un po' sconnnesso, circa 6 Km).

Relazione

Al termine della strada bianca (1350 m circa) inizia un sentiero delimitato da staccionata. Oltrepassato un fosso (fosso della Tentazione), poco oltre si giunge ad un bivio, continuare in piano (in basso si scende al torrente nei pressi delle opere di captazione dell'ENEL). Il sentiero prosegue più o meno pianeggiante nel folto bosco di faggi e rari abeti bianchi. Si oltrepassano diversi fossi secondari (fosso della Seccinella quello più grande) fino ad arrivare al fosso della Morricana. Qui in breve costeggiando il lato sinistro si giunge alla base del salto (1560 m circa, 1 ora).

Se si vuole proseguire e arrivare al casale dei pastori occorre (dalla cascata) tornare indietro un centinaio di metri, guadare il fosso e proseguire per il netto sentiero che sale sulla sponda opposta.
Sempre netta, la traccia prima obliqua leggermente verso destra poi sale dritta sul costone. I segni sulle piante indicano il percorso che infine giunge al limite del bosco. Qui occorre traversare nettamente verso sinistra (pali segnavia) per prati. In breve si giunge al casale della Morricana (1750 m circa, 0.30/0.40 ore dalla cascata).



Dati tecnici

  • Dislivello: 200 m circa
  • Difficoltà: E
  • Orario A/R: 1.30 / 2 ore
  • Sviluppo A/R: 5 Km circa
  • Segnatetica: segni CAI bianco-rosso
Bibliografia
  • Monti della Laga - le più belle escursioni (SER)
Cartografia
  • Carta 1:25000 Monti della Laga - SER

Immagini

Foto tratte da logo flickr Flickr (Antonio Palermi)

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