vedi flickr (www.flickr.com): Antonio Palermi C'è tutta una zona, tra i Monti della Laga e i Monti Gemelli che non ha nome ben definito. Si tratta di un territorio costituito da minuscole frazioni, da cime arrotondate, di boschi spesso abbandonati e valli incassate. Se non fosse per cacciatori e cercatori di funghi, queste valli sarebbero sconosciute da quasi tutta la popolazione. Anche per quanto riguarda l'escursionismo siamo messi male, spesso i sentieri si perdono, non esiste segnaletica ed essendo troppo vicini alle montagne più "famose" i più passano avanti senza degnare della minima attenzione queste contrade. La "Pantana" è una di queste valli: non ha cime caratteristiche, non ha sentieri particolari eppure, sarà perché ci sono affezionato, ha una sua magia che in pochi altri posti ho trovato. Abbiamo iniziato a frequentare questi posti nei primissimi anni '70, un nostro amico era originario di Cesano e conosceva la zona. Partivamo in bicicletta da Ascoli a notte fonda per arrivare sul posto ancora buio così da anticipare gli altri fungaioli. Un giorno risalimmo tutta la valle Cupa fino al paese di Settecerri. Queste valli sono le più "abbandonate" d'Abruzzo, la Valle Castellana nel dopoguerra era ancora semi isolata, c'erano pochissime strade e il territorio era troppo severo per permettere a tutti gli abitanti un'esistenza decorosa. Così negli anni '50 ci fu una fortissima emigrazione, Ascoli, Roma e America le destinazioni principali. Alcune frazioni furono completamente abbandonate, la dorsale meridionale della valle fu quella che risentì maggiormente di questo fenomeno, Settecerri, Laturo, Serra, Lepora, Vallepezzata solo per citarne alcune, furono "evacuate" totalmente, alcune prima che giungesse la strada. Proprio questa "fuga" e il successivo inselvaticamento del territorio ha reso questi paesi particolari rispetto agli altri, entrare in un villaggio abbandonato negli anni '50 significa fare un viaggi nel tempo, Un passato molto prossimo ma spesso, per molti, lontanissimo.

Fino a poco tempo fa infatti entrare nelle case abbandonate di questi borghi voleva dire vedere realmente come si viveva, piccolissimi camini spesso senza canna fumaria in cucine annerite dal fumo, miseri letti, piccole finestre per non disperdere il poco calore, la stalla al pianoterra, semplici utensili. La Pantana è circondata da frazioni, si può dire che è l'epicentro di questo abbandono, solo nella valle ci sono Cesalunga, Serra, Settecerri, Lepora, Laturo e numerosi casolari. Ancora oggi quindi andare in giro per queste valli vuol dire respirare un'aria diversa, luoghi pieni di "rovine", di sentieri che spesso sono ostruiti da una vegetazione che piano piano si sta rimpossessando di tutto il territorio. I segni dell'uomo comunque ci sono eccome, le ruspe hanno eliminato moltissimi sentieri, primariamente per permettere ai trattori di raggiungere i luoghi per il taglio della legna e oggi sono piste per moto da cross o da enduro che ogni domenica puntuali rombano per ore in giro in queste valli.
Nei mesi invernali poi queste zone sono riserva per i cacciatori, ormai non c'è più valle o valletta che ogni sabato e domenica non sia teatro di una battuta di caccia al cinghiale. I cacciatori si posizionano principalmente sui crinali delle valli e passare a piedi diventa una sfida snervante. L'Enel poi ha bloccato i fossi e si guarda bene di far passare anche il minimo filo d'acqua per cui parecchi torrenti sono totalmente asciutti con tutte le conseguenze del caso.
L'escursione proposta anche se non presenta difficoltà tecniche richiede un ottima capacità di orientamento, la consigliamo a chi ha una certa "confidenza" con questi luoghi abbastanza "selvatici". Se non si volesse fare questo anello è possibile fare il giro completo della valle scendendo sul crinale di Settecerri, si allunga un po' ma ne vale la pena. Il percorso attraversa i borghi di Serra e Collegrato, il primo completamente abbandonato e sempre più in rovina, anche la chiesa è completamente crollata. Noi che ogni tanto ci andiamo, abbiamo vissuto la decadenza in diretta, ogni anno qualche pezzetto, d'altra parte non può mantenersi in eterno, temporali e terremoti non lasciano scampo. Una "stranezza" è il calesse dentro una delle case ancora in piedi, probabilmente il percorso verso Collegrato era molto più agevole di oggi; quest'ultimo invece è ancora abitato e ultimamente diverse abitazioni sono state ristrutturate; molto panoramico ha un'ottima visuale sul sottostante lago di Talvacchia.

Il lago di Talvacchia

Il lago prende il nome dal piccolo paese che si trova, in alto, sopra la diga. La diga di Talvacchia fu costruita nel 1960. Uno dei problemi da risolvere fu l'approvvigionamento di ghiaia, una diga ne richiede una quantità impressionante. Per l'occasione fu individuata la parete rocciosa proprio sotto l'eremo di Sant'Angelo in Volturino diversi chilometri via aria e molto di più via strada. Fu costruita quindi una teleferica che congiungeva questa cava con la diga, questa era formata da sei tratte.
Alcuni dati tecnici

  • L'altezza sul mare è di 507 m circa
  • Capacità dell'invaso 1.4350.000 m3
  • La diga è alta circa 60 m
  • Superficie del bacino idrografico fino alla diga:128 Km2
  • Lunghezza del Castellano: 35 Km
  • Superficie idrografica totale: 168 Km2
  • La diga è a 11 Km dalla confluenza con il fiume Tronto

Accesso

Da Ascoli Piceno: si prende la provinciale per Valle Castellana, si superano Castel Trosino e Cesano quindi dopo una discesa si giunge al bivio per Settecerri sulla sinistra. Si sale per questa stradina fin dove diventa pianeggiante e qui si parcheggia (480 m circa, 700 m dal bivio).

Relazione

Dalla strada si prende il sentiero a destra che subito costeggia la parete di arenaria. Dopo poco con una brevissima deviazione sulla sinsitra si può visitare un caratteristico fenomeno di erosione, un blocco di arenaria completamente traforato dagli agenti atmosferici. Il sentiero prosegue poi dentro il bosco per portarsi più o meno fedelmente sul crinale quindi supera un vecchio casolare (C. Gabrielli) e dopo una breve impennata giunge a Serra (704 m, 0.50 ore),

Dal paese si prosegue per il comodo sentiero che segue il crinale (panorama a 360°), supera un ponticello (in basso i pilastri che sorreggevano le funi della teleferica che collegava la cava di ghiaia sotto la Montagna dei Fiori con la diga di Talvacchia) e poi risale un costone fino ad una piccola sella poco a sinistra del Colle Portella (811 m, croce in vetta, ottimo panorama). Da qui, in lieve discesa, si attraversa un rimboschimento di conifere e si giunge a Collegrato (800 m circa, 1.30 ore).

Dalla piazzetta del paese (fontana) si risale la scalinata fino alle ultime case del paese e da qui si traversa verso destra per un sentiero con mura a secco sulla sinistra. Arrivati ad un bivio proprio sotto la cresta (866 m), prendere a destra e proseguire leggermente sottocresta per poi rimontarci fino ad una cima (Colle Vucine, 953 m, 2 ore). Una leggera discesa quindi si risale per tracce di sentiero non sempre evidentissime fino al Monte Capitone (1007 m, ) dove si incrocia una pista. A sinistra, in leggera discesa si raggiunge un nuovo bivio, ancora a sinistra quindi un nuovo incrocio. Qui si lascia il crinale principale e si inzia a scendere nella valle (sinistra), altro incrocio, quindi ancora in discesa, tra castagni, fino a raggiungere la cresta che si segue lungamente per il sentiero che passa leggermente alla sua sinistra. A quota 708 m si raggiungono dei casolari (Casale Alfonsi), quindi dopo un tratto ancora pianeggiante si scende decisi nella valle fino al fosso Vallechiara. Prendere a destra (non attraversare il fosso) e dopo poco si arriva all'altro fosso (Fosso della Pantana). Lo si attraversa e si prende il sentiero che, in leggera discesa, costeggia lungamente il versante sempre a pochi metri dal fondo della valle. Il torrente fino a pochissimi anni fa era popolato da bellissime trote (fario) ma purtroppo la secca di qualche anno fa ha prosciugato tutto l'alveo e ha estinto ogni specie di pesce. In alto si aprono diverse valli non bene identificabili dal basso (valle grande, valle cupa, valle stretta, valle fica), queste in estate sono spesso molto frequentate per via dei funghi che trovano qui un habitat molto favorevole. Il sentiero termina sulla strada di servizio dell'Enel (presa di captazione dell'acqua in basso, 515 m circa), per questa in breve si raggiunge la strada principale che a sinistra raggiunge il punto di partenza (3.30 ore).

Dati tecnici

  • Dislivello: 600 m circa
  • Difficoltà: EE
  • Orario: 3/4 ore
  • Sviluppo: 16 Km circa
  • Segnatetica: nessuna
Bibliografia
  • Paesi abbadonati della Laga
Cartografia
  • I Monti Gemelli 1:25.000 (CAI Ascoli Piceno)
  • IGM, F° 133, Castel Trosino, 1:25000
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Immagini

Foto tratte da logo flickr Flickr (Antonio Palermi)

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